LA SALUTE NEI TUOI OCCHI
Citozeatec ti protegge dalle radiazioni fotochimiche

Danni provocati da stress ossidativo che danneggia il nostro apparato visivo.

Fondamentale ricerca dell’ Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” sullo stress ossidativo condotta dal Prof. Vittorio Colizzi

Lo stress ossidativo generatoda radiazioni ottiche artificiali (ROA) in base allo spettro di emissione, oltre all’ampia gamma di lampade per l’illuminazione che emettono radiazioni ottiche principalmente nello spettro del visibile, esempi tipici sono:le lampade ad alogenuri metallici, lampade al mercurio, sistemi LED, luce blu emessa da smartphone (lunghezza d’onda di 470 nm), non deve essere sottovalutato in quantoingrado di generare nel tempo le drussen.

Le drusen sono depositi di sostanzeche si accumulano sotto la retinae cheall’esame del fondo ocularesi presentano come macchie bianco-giallastre. Le drusen sono detriti cellulari che la retina nonriesce ad eliminare, sebbene talvolta se ne osservi la presenza in pazienti giovani affetti da altre malattie.Esse sono caratteristichedella degenerazione p ’ z della malattia. In questo stadio, la visione centrale e la visione deidettagli sono ancora normali, tuttavia, le drusen possono causaredanni irreversibili che portano progressivamente a unadegenerazione e, infine, alla distruzione dei fotorecettoridella retina.

La Citozeatec dopo numerose ricerche con Università Italiane edestere ha messo in luce che l’enzimopatia endoculare è una delle primarie cause di processi infiammatori. La biotrasformazione enzimatica delle proteine oftalmichenon va trascurata in quanto gli enzimi che si trovano nei tessuti oculari sono numerosi e comprendono: esterasi ossidoriduttasi, enzimi lisosomiali, peptidasi, glucoril e solfotidil transferasi, enzimi di coniugazione del glutatione, catecol-O-metiltransferasi, monoammino-ossidasi e corticosteroide-β-idrossillasi. Questi enzimifondamentali per tutte lefunzioni vitali dell’ apparato visivo, se colpiti dainsulti radianti si alterano e di conseguenza si comportano da autoimmunità degenerando i propri tessuti. I prodotti della Citozeatec come da ricerche www.citozeatec.it aiutano la sovversione dei processi infiammatori.

Retina:
È la tonica nervosa e sensitiva del bulbo; posteriormente, in corrispondenza della papilla ottica, si continua con il nervo ottico, anteriormente, al confine con il corpo ciliare, presenta un margine dentellato, ’ , lungo tale linea la retina siestende con un sottile prolungamento, non nervoso, a rivestire interamente il corpo ciliare e l’iride. La retina deriva dalle due lamine di calice ottico, delle quali l’esterna diviene l’epitelio pigmentato, e l’interna si sviluppa in una formazione complessa, pluristratificata, che contiene o fotocettori (cellule dei coni e dei bastoncelli), i neuroni sensitivi di secondo ordine (cellule bipolari), il corpo e il tratto iniziale dell’assone dei neuroni sensitivi di terzo ordine (cellule multipolari o gangliari) e gli interneuroni (cellule orizzontali e cellule amacrine). Disposte trasversalmente alle vie centripete, si trovano cellule di neurologlia (cellule di Müller o gliociti di sostegno) ed un sistema vascolare costituito principalmente da capillari. Si veda disegno sotto riportato.
Struttura dei coni e dei bastoncelli
Coni e bastoncelli sono largamente simili; il segmento esterno del bastoncello consta di una serie molto regolare di sacchi membranosi discoidali, impilate come sottili monete eavvolti da una membrana tipo cellulare, sulla cui superficie esterna si applicano i microvilli delle cellule dell’epitelio pigmentato. Questi dischi, in numero di 600-1000 appaiono come formazioni sacciformi, appiattite separate da un sottile spazio intradiscale.
In entrambi i fotorecettori dei dischi vengono formati in continuazione in corrispondenza dell’estremità più vicina al corpo della cellula e da qui vengono progressivamente spinti verso l’epitelio pigmentato; man mano vengono aggiunti nuovi dischi; in tal modo i dischi più vecchi si trovano in intimo rapporto con l’epitelio pigmentato, possono rompersi ed essere fagocitati dalle sue cellule. Una attività fagocitarla simile ai bastoncelli si riscontra nei coni foveali; è probabile che un simile ricambio di queste complesse formazioni intracellulari sia dovuto alla durata limitata dei complessi molecolari fotosensibili che sono gradualmente degradati dall’esposizione alla luce. Il meccanismo che gestisce l’assetto molecolare della membrana dei dischi e dei bastoncelli consista in una regolare successione di molecole di rodopsina, immerse in un doppio strato di molecole lipidiche, e orientate trasversalmente all’asse maggiore dei segmenti dei fotorecettori. Ciascuna molecola di rodopsina è costituita da due componenti, strettamente combinati, una glicoproteina transmembrana (con raggio molecolare pari a 50.000) e un cromoforo (11-cis retinale); quando la rodopsina viene attivata dalla luce, attiva a sua volta un’altra proteina (una G-proteina), latrasducina, catalizzando il legame di questa con il nucleotide guanosintrifosfato. La trasducina attiva quindi un enzima, una fosfodiesterasi del guanosin-monofosfato ciclico (PDE-GMPc), che idrolizza il GMP ciclico, per cui la cellula ne diviene priva. La tappa finale riguarda la permeabilità della membrana agli ioni sodio: nella condizione di riposo (buio), c’è un flusso ininterrotto di ioni sodio verso l’interno della cellula attraverso i canali della membrana, che si mantengono aperti solo se c’è una sufficiente concentrazione di molecole di GMP ciclico; quando questa si riduce, ad opera dell’attività dell’enzima PDE-GMPc, i canali di sodio si chiudono, lo stato elettrico delle cellule cambia e la membrana del segmento esterno della cellula fotorecettrice si iperpolarizza producendo una iperpolarizzazione della regione sinaptica che blocca il passaggio del segnale chimico alla cellula vicina.
Lo strato dei granuli esterni.
Questo strato della retina contiene quella parte delle cellule dei coni e dei bastoncelli che non sporgono dalla membrana limitante esterna e non appartiene allo strato plessiforme esterno. Nell’attraversare la membrana limitante esterna i prolungamenti delle cellule fotorecettrici si trasformano nelle più sottili fibre esterne. Il citoplasma di ambedue i tipi di fibre esterne contiene lunghi mitocondri, vescicole del reticolo endoplasmatico agranulare e molti ribosomi liberi e dove le fibre si continuano nel corpo, attorno al nucleo, sono contenuti anche aggregati di microtuboli.
Si confronti la figura sotto riportata.
schema semplificato che illustra i principali tipi di cellule e le loro interazioni, nella retina dei mammiferi; le cellule colorate di verde hanno azione eccitatoria, quelle colorate in rosa, inibitoria
Strato plessiforme esterno.
Le fibre interne delle cellule dei coni e dei bastoncelli si dirigono internamente (verso il vitreo) e, insieme ai dendritie agli assonidei neuroni bipolari ed orizzontali dello strato dei granuli interni, concorrono a formare una regione estremamente intricata di sinapsi.
Nella retina umana il numero complessivo delle cellule dei bastoncelli è stato valutato da 110 a 125 milioni e quellodelle cellule dei coni da 6,3 a 6,8 milioni e la loro distribuzione è diversa: le cellule dei coni raggiungono la massima densità (circa 147.000 /mm2) nella foveola, che è priva delle cellule dei bastoncelli, ma questo fino ad una circonferenza concentrica alla macula, e corrispondente ad un arco di 10°, diminuiscono di numero, arrivando ad una densità di circa 5.000/mm2, valore sul quale si mantengono fino all’ora serrata.
La densità delle cellule dei bastoncelli presenta un comportamento quasi opposto, andando da 0, in corrispondenza della foveola, ad un valore di densità più grande di quello delle cellule dei coni (160.000 /mm2), a livello della suddetta circonferenza concentrica alla macula, diminuisce quindi fino alla periferia della retina, dove, tuttavia , è ancora all’incirca di 30.000/mm2; nelle parti periferiche della retina, al di là della già citata circonferenza, i bastoncelli sono da 6 a 30 volte più numerosi.
Studi con la tecnica dell’autoradiografia e con il microscopio elettronico hanno dimostrato che i microvilli delle cellule dell’epitelio pigmentato sono deputati alla continua demolizione delle estremità esterne dei prolungamenti dei coni e dei bastoncelli e che le inclusioni presenti nel citoplasma dei microvilli non sono altro che fagosomi contenenti le parti terminali dei segmenti esterni dei fotorecettori; ma mano che tali fagosomi si spostano più internamente nel citoplasma, mostrano una progressiva disintegrazione del loro contenuto, ad opera degli enzimi lisosomi.
prospetto schematico dell’ultrastruttura dei fotocettori retinici e delle loro connessioni con i neuroni bipolari; da notare le pile dei dischi dei segmenti esterni.
Pasquale Ferorelli